Fintech, opportunità per uno sviluppo antropocentrico | H-FARM
A cura di Patrizia Bussoli, Professoressa di Digital Finance for Sustainability and Inclusion e Direttrice Scientifica del Master Executive in Fintech
Il Fintech è in sintesi la quarta rivoluzione industriale applicata alla finanza. Si può immaginare come un albero i cui frutti nascono dall’interazione fra intelligenza artificiale, tecnologia, digitale e attività finanziarie. Frutti diversi fra loro, che si alimentano di dati. È un albero in rapida crescita e che attrae molti investimenti. Basti pensare che nell’Unione Europea la capitalizzazione delle imprese fintech è di 170 miliardi di dollari per le prime dieci società, che si confronta con una capitalizzazione delle banche di circa 900 miliardi di dollari per le banche Europee (incluso Regno Unito, e paesi nordici).
I dati sono la nuova risorsa per il futuro, che ha già permesso lo sviluppo dell’Intelligenza artificiale, aprendo la porta al para o super-umano. La novità risiede nell’arricchimento della tipologia di informazioni da processare (dati testuali, immagini, video) che oggi, grazie all’evoluzione di strumenti hardware e software, possono essere letti, trasformati in indicatori e combinati insieme, permettendo di estrarre e studiare relazioni nuove. I dati si osservano, per comprenderne le caratteristiche, anche confrontandoli con altre famiglie di dati. Questo apre a orizzonti più ampi rispetto alle precedenti esperienze di innovazione.
Lo sviluppo dell’asset tecnologico è il fattore chiave. Occorre perciò comprenderne le sue potenzialità anche alla luce di scenari di evoluzione socio-economici diversi rispetto al passato. L’asset tecnologico cambia le abitudini, la produzione di beni e servizi, l’organizzazione aziendale, la gestione del tempo.
Il mondo degli investimenti ha compreso già da tempo il potenziale di questo sviluppo. L’investimento in Intelligenza Artificiale di fatto vede una crescita media annua di circa US$50 miliardi, circa 350 miliardi in 5/6 anni.
Un mondo nuovo si sta delineando anche in finanza, sviluppandosi su varie direttrici: dai sistemi di pagamento, alla ridefinizione del sistema bancario, dalla gestione della ricchezza alla tokenizzazione degli asset e alla creazione di valute digitali. Senza tralasciare il tema della sicurezza cibernetica e della regolamentazione.
Lo sviluppo dei sistemi di pagamento innovativi, che si basa su differenti set informativi, dà spazio a nuove forme di collateralizzazione per generare prestiti alle imprese. Di fatto molte attività utilizzeranno dati oggi non impiegati per queste finalità (per esempio la valutazione del merito di credito del cliente stesso, sia esso persona fisica o impresa) e richiederanno una nuova capacità interpretativa.
La disponibilità di informazioni rese possibili grazie alla normativa PSP2 permettono di vedere come le aziende sono in grado di creare cassa, per esempio guardando da chi ho ricevuto e fatto bonifici. Vi sono dati che si generano nel web che permettono la valutazione della sostenibilità presente e futura di un’attività che apre la porta al credito per enti/realtà che non sempre hanno a disposizione dei bilanci.
Questa è l’area del fintech che attrae al momento i maggiori investimenti, poiché sono ancora molti gli spazi di sviluppo (dall’asseverazione della qualità dei dati all’uso degli stessi). Qui si concentra il maggior numero di startup, perché vi è una crescente complessità del trend di pagamento, fra pagamenti online (grazie all’aumento dell’uso di digital wallet) e della crescita del buy now and pay later. Il Global World Payments Report di Worlday si aspetta che il cash conti per il 10% degli acquisti in presenza per il 2025 (rispetto al 20% nel 2020).
La disponibilità di tecnologia applicata al servizio bancario ha aperto le soluzioni di piattaforme e multiservizi per la banca del futuro, in cui il cliente, fornendo dati, permette l’erogazione di servizi su misura. I processi sono sempre più integrati. La funzione bancaria è inserita in quella commerciale che la genera. L’innovazione risiede nel fatto che il credito al consumo si integra nel “marketplace” dove avviene l’attività. La funzione commerciale di marketplace e quella della banca è quantitativa e automatizzata.
Un tale cambiamento porta le banche a ridefinire la propria struttura di costi (riducendola) e ad offrire un servizio più funzionale alle esigenze del cliente. Si può pertanto costruire una relazione di valore utile, risparmiando molti costi, e spostando il valore aggiunto delle persone su altre parti della catena del valore. Questo richiede evidentemente un passaggio culturale, organizzativo e formativo, insieme a una maggiore consapevolezza di come il rinnovamento del servizio finanziario possa contribuire allo sviluppo economico.
Il modello operativo è oggetto di grande trasformazione anche nel mondo del wealth e dell’asset management. Piattaforme di trading elettroniche sempre più integrate, servizi di gestione automatizzati (robo-advisors) e servizi automatizzati per la consulenza (robo for advisor), gestioni indicizzate. Il modello diventa più efficiente dal punto di vista dei costi, scalabile, più trasparente e può rispondere velocemente al cambiamento (anche di natura regolamentare).
L’attività gestionale si confronta anche con nuovi asset di investimento, i cosiddetti non fungible tokens e le valute digitali. La tecnologia applicata per generarle, la blockchain, rivoluziona il modo di gestire e organizzare i dati e suggerisce nuove forme di organizzazione del mercato stesso, che però si devono confrontare con la regolamentazione, per prevenire e gestire fenomeni di frode. La stabilità nello sviluppo di queste nuove arterie è chiave per limitare i rischi. La volatilità dei mercati delle cripto valute di maggio e giugno, che si trasferisce in congelamento di attività di alcune piattaforme di trading e problemi per fondi dedicati, riporta all’attenzione la complessità del sistema all’interno del quale il cambiamento si innesta. L’innovazione rimane interconnessa alla realtà da cui si origina.
Velocità e interconnessione nel mondo finanziario dialogano con complessità e norme a tutela della sicurezza. Cambiano alcune logiche. Si sta passando da un approccio per prodotti a uno per obiettivi, in cui i dati sono le nuove garanzie. Si concede all’operatore digitale di vedere ed elaborare la propria impronta digitale, che permette di essere associato ad un profilo di rischio, basato in tal modo su metriche nuove rispetto al passato. Lo spazio della relazione cambia, perché la possibilità di offrire un servizio personalizzato in modo digitale fa sì, per esempio, che il cliente non vada più in banca. La banca inizia a dematerializzarsi e va dal cliente con l’offerta giusta al momento giusto. Quanto più l’utente finale condivide la sua vita digitale, più fornisce dati e permette l’erogazione di un servizio maggiormente tagliato su misura. In questo senso i dati sono il collaterale dietro l’erogazione del prestito. Oggi, anche aziende nella loro infanzia possono accedere a fonti di prestito, non realizzabile nel mondo tradizionale.
Secondo questa evoluzione, possiamo chiederci se i futuri istituti finanziari saranno le banche che investono in tecnologia o le big tech che hanno integrato tutti i servizi finanziari. Chiave sarà il ruolo del regolatore, nel delineare il futuro sviluppo. In tal senso è chiaro che la stabilità del sistema monetario è in gioco. Per questo, la gestione di tale trasformazione non può ignorare la finalità ultima dell’attività bancaria e come impatta sullo sviluppo socio economico ambientale.
Siamo davanti a possibili nuovi sviluppi: o il sistema bancario tradizionale e finanziario in generale attua una trasformazione radicale nel suo backstage oppure la tecnologia, la blockchain in particolare, cambia l’infrastruttura del mercato dei capitali. Si può considerare l’effetto dello spiazzamento e sostituzione dell’esistente che rischierebbe di creare ecosistemi apparentemente chiusi e (se si pensa alla tecnologia come forma di codice di appartenenza – come avvenuto nel settore delle telecomunicazioni) poco permeabili all’esterno. Ma per il proprio equilibrio, necessitano della vita degli altri, come l’attuale stress sul mondo delle criptovalute sta dimostrando (si necessita di tradizionale collaterale liquido come backstop). Una sorta di sistema di atolli, invisibilmente interdipendenti, ma resi fragili dall’invisibilità dell’interdipendenza.
Dall’altro, invece, un’ipotesi di sviluppo è la cooperazione, un innesto dell’uno dentro l’altro che dà origine a un modello innovativo dove al centro è la persona. La tecnologia non come fonte di un modello alternativo antitetico all’esistente, ma come fonte propulsiva di cambiamento e di integrazione di competenze.
Gli analisti saranno chiamati a maggiore trasparenza e il fruitore del servizio a una maggiore consapevolezza, per quanto riguarda l’utilizzo e l’interpretazione dei risultati. Essere coscienti di quello che stiamo facendo, lascia aperta la domanda su quale sarà la relazione tra intelligenza artificiale e essere umano.
Qual è la sfida? I dati sono un’opportunità semplicemente per fare business, più velocemente oppure sono lo strumento per mettere al centro le persone?
Specchio di una evoluzione economico sociale, al confine della lotta generazionale (fra nuovi doveri e diritti preesistenti non più assicurati), la tecnologia applicata ai servizi finanziari diventa il palinsesto di dialogo e riconoscimento di complementarietà, che danno origine a una nuova sintesi, nuovi servizi, minor costi, maggiori opportunità, possibilità di nuova creatività imprenditoriale. Nuovi confini da disegnare, nuovi orizzonti da raggiungere. Nel mondo in cui il dato è la nuova ricchezza, la disponibilità, gestione e utilizzo dei dati permetterà semplicemente uno sviluppo finalizzato alla creazione di valore per chi li detiene oppure, invece, un vero sviluppo antropocentrico.
Oggi è il tempo in cui la chiave diventa informarsi, con una informazione di qualità, e pensare a come usiamo le informazioni. Di fatto la competenza tecnico scientifica e economico finanziaria richiede uno sviluppo di conoscenza sulle regole e l’etica delle decisioni. La prospettiva è di lungo periodo. Vi è uno spazio rilevante per immaginare evoluzioni di applicazioni di intelligenza artificiale e tecnologia nel mondo dei servizi finanziari, insieme all’evoluzione dell’affidabilità degli algoritmi, tenendo presente il fine ultimo di questo sviluppo, che richiamano la centralità dell’essere umano.
Stiamo passando da un capitalismo relazionale (che porta opacità) a una nuova forma di capitalismo, più aperto e oggettivo, dove, grazie alla presenza dei dati, la persona può finalmente essere al centro, per il suo potenziale e non per il suo mero potere relazionale. Il primo passo verso un nuovo umanesimo economico.
*Queste riflessioni sono una elaborazione dei contenuti dei primi 5 seminari “Breaking into Fintech”, in cui i docenti del Master Executive in Fintech di H-FARM College insieme ad alcuni ospiti, con la moderazione di Pierangelo Soldavini (Vice Direttore di Nova de IlSole24Ore), si sono confrontati sul ruolo del Fintech e suoi possibili sviluppi.