FutureShots 2025: il futuro del business | 23 maggio | H-FARM

Una giornata per professionisti e aziende per confrontarsi su ambiti che spaziano dalla meccatronica all’arte AI, dalla blockchain alla neuroscienza, dall’HR al design.  

Eventi sull’innovazione: torna FutureShotsUno dei più importanti eventi sull’AI e la tecnologia in Italia, FutureShots è il nostro festival annuale dell’innovazione. Il 23 e 24 maggio 2025, migliaia di imprenditori, aziende, startup e ricercatori si sono incontrati nel nostro Campus vicino a Venezia. Il tema di questa 7ª edizione è il nuovo umanesimo nell’era dell’AI. Main partner: Audi
FutureShots 2025: il futuro del business | venerdì 23 maggioUna giornata – moderata da Fjona Cakalli, tech reporter, content creator e conduttrice TV – per professionisti e aziende per sperimentare il futuro in ambiti che spaziano dalla meccatronica all’agent computing, dalla blockchain alla neuroscienza, dal design all’HR, dal marketing all’automazione industriale.Welcome and What’s NextRiccardo Donadon, fondatore e CEO di H-FARMNel pieno di un’accelerazione tecnologica mai vista, dobbiamo chiederci con urgenza dove stiamo andando. La risposta non è negli algoritmi, ma nel nostro sguardo. Serve una “rinascenza digitale”, un nuovo umanesimo dove tecnologia, conoscenza e scienza si intrecciano, in cui l’AI amplifica le nostre potenzialità. Ma non basta innovare, bisogna farlo con responsabilità. Nei prossimi anni, anche gli obiettivi di H-FARM diventeranno ancora più ambiziosi: abbiamo intenzione di ampliare il Campus aggiungendo nuovi poli dedicati a AI, MedTech, sport e spazio, per diventare sempre di più un ecosistema dove i giovani possano crescere con strumenti avanzati e, allo stesso tempo, valori profondi. L’AI che crea valoreDiego Pizzocaro, CEO di H-FARM AIL’intelligenza artificiale è ovunque, ma non tutte le novità sono davvero utili: alcune creano valore, altre sono solo rumore. Adottare l’AI in azienda non vuol dire “fare come fanno tutti”, ma ragionare su cosa e come integrare, ripensando ruoli, responsabilità e stili di leadership.Ci stiamo avvicinando sempre di più all’AGI (intelligenza artificiale generale) e, nel 2025, è probabile che raggiungeremo queste 3 tappe fondamentali:World Models: l’AI sta migliorando nel costruirsi una “idea del mondo”, prevedere cosa potrebbe succedere e prendere decisioni più sensate, un po’ come facciamo noi quando immaginiamo le conseguenze di un’azione. Strumenti come Google Veo 3 dimostrano come i modelli visivi possano imparare osservando e interpretando scenari complessiReasoning AI: i nuovi modelli non si limitano più a restituire risposte, ma affrontano i problemi passo dopo passo, seguendo un filo logico. Soluzioni come Claude 3 Opus, l’europeo Mistral Large o Gemini 1.5 mostrano capacità di ragionamento autonomoAgenti semi-autonomi: capaci di svolgere compiti senza essere guidati a ogni passo e di collaborare con altri agenti o persone, dalla programmazione (Claude 4, GitHub Copilot Agent Mode) alla gestione di task aziendali (Microsoft Discovery Agent, Copilot Studio)AI e business transformation: la nuova era dell’innovazione aziendaleMatteo Mille, Chief Sales Enablement & Operations di MicrosoftNegli ultimi mesi l’AI in azienda ha fatto un salto, con agenti capaci di analizzare, decidere e collaborare. Microsoft sta portando questa idea nelle imprese con strumenti come Copilot e Copilot Studio, che permettono di creare agenti su misura anche senza scrivere codice. È qui che entra in gioco l’agent computing e la costruzione di costruire un open agentic web: AI che lavora in autonomia su task specifici, interagendo con altri agenti e con le persone. Per le aziende, questo vuol dire meno tempo sprecato e più supporto nei processi decisionali. Ma sono pronte a condividere il potere con un algoritmo? L’AI non cambia solo gli strumenti, ma anche i ruoli, le responsabilità e gli stili di leadership.Oltre la voce umana: l’AI parla come noiAlessandro Conca, Go-To-Market Enterprise Director di ElevenLabsOggi l’AI riesce a parlare come noi, a volte persino meglio. Le tecnologie di voice cloning e sintesi vocale sono così avanzate che spesso è difficile distinguere una voce artificiale da una vera. Questo apre opportunità enormi per comunicazione, accessibilità e creatività. Ma ci obbliga anche a farci domande nuove: cosa significa autenticità, quando una macchina può imitare perfettamente il tono di chiunque? E chi è responsabile di una voce clonata che dice qualcosa di falso? La tecnologia corre, ma le regole – e la consapevolezza – devono stare al passo.Cosa ci motiva sul lavoro? Engagement e AIAlessandro Petrillo, CEO di H-FARM Business SchoolCon l’intelligenza artificiale sempre più presente nelle nostre giornate lavorative, ha ancora senso parlare di engagement? Si parte da un dato sorprendente: solo il 23% dei lavoratori nel mondo si sente davvero coinvolto. Ma è proprio qui che entra in gioco l’AI come possibile alleata: nella formazione, nella capacità di porre le domande giuste, nei meccanismi di motivazione, crescita e ascolto reale tra persone e organizzazioni. L’AI smette di essere una “macchina che sostituisce” e diventa uno strumento per rimanere rilevanti e riscoprire l’importanza di aggiornare le competenze. È un invito a domandare di più, a se stessi e alle macchine.Reframing the future: dialogo tra arte ed AIGianpaolo Barozzi, Chief Technology & Innovation Officer dell’area People, Purpose, and Policy di CiscoQuando arte e intelligenza artificiale si incontrano, non è solo una questione di estetica, è un confronto tra intelligenze diverse, tra visione umana e logica algoritmica. Il progetto NAKED AI di Cisco e Logotel mette a nudo questa relazione ambigua e potente. Artisti, designer, filosofi e ingegneri riflettono su cosa significa “creare” nell’era dell’AI: se l’arte mostra il possibile e la tecnologia gli dà forma, la società è il luogo dove tutto diventa reale. La provocazione è chiara: vogliamo un futuro generato da prompt o da persone capaci di interrogare profondamente il mondo? L’arte, oggi più che mai, può essere un oracolo. Startup 5.0: talento, tecnologia, territorioPresentate da Zeno Tosoni, Manager di H-FARM Entrepreneurship & Startup CenterEmerals è la più grande community di roleplay su GTA V in Europa, un mondo virtuale che unisce gaming e metaverso ➩ uno dei fondatori è Michele Mangiacotti, studente di H-FARM CollegeRosso è una community che incoraggia la Gen Z a donare sangue e plasma, semplificando e digitalizzando l’intero processo ➩ una delle fondatrici è Chiara Schettino, ex studentessa di H-FARM CollegeMath Legacy è un videogioco che aiuta gli studenti a imparare la matematica e gli insegnanti a creare test e monitorare i progressi ➩ Selezionata per FuturED 2024, il programma di accelerazione EdTech di CDP Venture Capital e H-FARMIl viaggio del futuroLorenzo Luporini, autore e presentatore, insieme ai protagonisti di WeGeneration, il nostro progetto con Audi per raccontare l’innovazione dal punto di vista dei giovaniL’auto non è più un semplice veicolo: è diventata un’estensione della nostra vita digitale. L’intelligenza artificiale le permette di capire, anticipare e reagire ai nostri bisogni, dentro e fuori dall’abitacolo. Il futuro della mobilità non è fatto solo di motori elettrici, ma di esperienze sempre più personalizzate e di interfacce quasi invisibili. Questo cambia il modo in cui ci muoviamo e rende il design dell’esperienza, non solo del mezzo, la vera sfida per il futuro.AI e design: chi guida chi?Matteo Battiston, Chief Design Officer di EssilorLuxottica, e Gavin Ivester, Senior Director, Design e UX di CiscoNon è l’AI a fare design o, almeno, non ancora. Ma ormai è ovunque: propone idee, scrive testi, crea immagini, abbozza interfacce. Il rischio è che tutto inizi a somigliarsi, che il design perda quel margine di imprevisto e di carattere che lo rende vivo.L’AI può aiutare tanto, ma solo se resta al suo posto: per questo servono designer capaci di interpretare questi strumenti e decidere quando seguirli, mantenendo gusto, intuizione e spirito critico. L’AI non toglie spazio ai designer, ma chiede loro di cambiare passo: non più solo saper fare, ma saper scegliere.Il cantiere si trasforma con i robot modulariEdoardo Romiti, ricercatore presso Humanoids & Human-Centered Mechatronics (Istituto Italiano di Tecnologia)Il settore edile è uno dei meno digitalizzati al mondo, segnato da problemi cronici di sicurezza, errori frequenti e mancanza di innovazione. Basti pensare che la produttività dell’edilizia è cresciuta solo dell’1% annuo negli ultimi 20 anni, contro il 3,6% dell’industria manifatturiera (fonte: McKinsey 2024).Ma qualcosa sta cambiando: il progetto europeo CONCERT ha dato vita a robot modulari stile Lego che si montano in poche ore, si riconfigurano al volo e si comandano con un’interfaccia no-code, usabili da chi lavora ogni giorno in cantiere. Per esempio, a Cracovia, questi robot hanno perforato muri, levigato superfici e trasportato materiali in modo autonomo durante la costruzione di un ospedale.Quando il brand diventa intelligente: pensa, agisce e interagisceDavide Bartolucci, CEO di SHADOL’AI ha reso possibile qualcosa che fino a poco fa sembrava fantascienza: un’identità di marca che non solo comunica, ma risponde, apprende e si adatta. L’identità non è solo un logo o un tono di voce: è l’interfaccia stessa dell’esperienza che, grazie alla tecnologia, si trasforma in un sistema vivo, un brand intelligente. Qualche esempio concreto tra i lavori di SHADO:Talk to the Maestro, un’esperienza di AI su Venezia per Expo 2025 OsakaTRU, un avatar conversazionale che dà voce e carattere ai brand attraverso interazioni personalizzateavatar virtuali per la serie Mare Fuori, che raccontano la trama, generano contenuti e interagiscono con i fanRicostruire la fiducia nell’era delle menti artificialiEma Lovšin, Project e Business Development Manager di OriginTrailQuando le intelligenze artificiali iniziano a generare testi, immagini e decisioni, sorge una domanda inevitabile: possiamo fidarci di quello che vediamo, leggiamo, utilizziamo? Per costruire un’AI più trasparente, ogni informazione dev’essere tracciabile, ogni contenuto verificabile. È qui che entra in gioco una tecnologia come il Decentralized Knowledge Graph di Origin Trail, che permette di ricostruire l’origine dei dati e mantenerne l’integrità. Alcune delle sue applicazioni riguardano la gestione della sicurezza nei trasporti ferroviari svizzeri, il monitoraggio delle fabbriche che producono per Walmart e il tracciamento delle donazioni alle ONG. In un mondo dove il confine tra reale e artificiale si fa sempre più sottile, la fiducia diventa una questione di dati e infrastruttura, non solo di intenzioni.