10 Giugno | Tech for Lunch: Innovazione in Italia

​​È possibile fare innovazione in Italia? Ne parlano durante il prossimo Tech for Lunch due imprenditori e innovatori disruptive: Luciano Belviso e Nicolò Andreula

​I Tech for Lunch di H-FARM sono delle pause pranzo diverse dal solito: innovatori, imprenditori, disruptor raccontano la propria esperienza e discutono delle opportunità della trasformazione digitale e dei trend di mercato. Durante il prossimo evento Luciano Belviso, founder e CEO di Blackshape S.p.A., e Nicolò Andreula, founder e managing director di Disal Consulting e Direttore Scientifico del nostro Master Executive in Digital Entrepreneurship, si confrontano con un tema che hanno vissuto entrambi in prima persona: è possibile fare innovazione in Italia? Luciano è un ingegnere aerospaziale che ha realizzato il suo sogno di progettare e produrre aerei biposto in provincia di Bari, lanciando un brand di alta tecnologia ormai famoso in tutto il mondo. In vista dell’evento gli abbiamo chiesto di condividere qualche consiglio per gli innovatori di domani.   Quali sono le tre skill fondamentali per fare impresa oggi in Italia? Per fare impresa credo occorra pazienza, educazione e visione. Pazienza perché siamo obiettivamente un paese stupendo, a mio avviso il più bello che esista, ma che purtroppo non ha una grande cultura di impresa. Questo si traduce non soltanto in una burocrazia particolarmente complessa, ma anche in un clima sociale che ama il successo ma spesso non è disposto al sacrificio per raggiungerlo. Educazione perché penso che fare impresa sia molto complesso. Ovviamente dipende da cosa si decide di fare, ma fare un percorso di studi adeguato o comunque coltivare in profondità un dominio specifico di conoscenza sono per me elementi fondamentali di robustezza per qualunque idea poiché ci danno la possibilità di mettere a punto un metodo. E l’impresa non è improvvisazione (che pure ogni tanto ci sta) ma organizzazione e metodo. L’educazione, intesa in senso sociale invece, è una caratteristica che l’immaginario collettivo spesso non attribuisce all’imprenditore - spesso a ragione - ma francamente i modelli di leadership alla “kill or be killed” fanno parte sente più del passato e personalmente sono contento sia così! La visione è forse la caratteristica più importante. Ovviamente non può prescindere dalle altre che ho citato, diversamente si traduce in un sogno a occhi aperti. Ma se l’impresa è “pratica” o “execution”, la dimensione e la tenuta delle nostre iniziative è solo visione. Dimensione perché il limite alla grandezza di un’idea è solo quello che ci imponiamo o che crediamo che il mercato, la complessità, la burocrazia e i problemi ci impongono. Tenuta perché il mondo in cui siamo cambia e così deve cambiare la nostra impresa, immaginando sempre prima del tempo quali saranno le condizioni e le esigenze del mercato che intendiamo servire.   Qual è il consiglio che vuole dare ai giovani che oggi vogliono fare impresa in Italia?  Il consiglio che mi sento di dare ai giovani è di essere profondi se scelgono di fare impresa. Le speculazioni, come le bugie, hanno le gambe corte. Pertanto se l’idea è di fare impresa per lo status o l’ambizione economica, penso ci siano professioni di grande prestigio e remunerazione in cui la massima realizzazione è più accessibile. Per me l’impresa deve dare un contributo alla società in cui opera. Che sia un contributo in termini di occupazione, di innovazione, di modello, credo che questa sia la cosa più importante, pertanto il mio consiglio è di capire non cosa vogliono ma cosa vogliono dare.   10 giugno - 13:00 | Tech for Lunch ep.3 Iscriviti ora!